Energy Manager ed EGE: quando è Obbligatorio? E come certificarsi?

Energy Manager ed Esperto in Gestione dell'Energia (EGE) sono due figure che nel linguaggio comune vengono spesso sovrapposte, e che in effetti coincidono frequentemente nella stessa persona. Dal punto di vista normativo, però, rispondono a logiche diverse: la prima è una funzione che determinate organizzazioni sono obbligate per legge a nominare, la seconda è una certificazione professionale che attesta competenze verificate da un organismo terzo. Confonderle porta a errori concreti — nomine non comunicate, diagnosi energetiche affidate a soggetti non qualificati, incentivi persi.
Il tema è tornato d'attualità per una ragione precisa. La nuova Direttiva europea sull'efficienza energetica (UE) 2023/1791 ridisegna il perimetro delle imprese obbligate alla diagnosi energetica e ai sistemi di gestione dell'energia, con scadenze che l'Unione ha fissato a partire dall'11 ottobre 2026. In Italia il recepimento è ancora in corso, ma la direzione è tracciata, e aumenterà la domanda di professionisti qualificati.
Nei prossimi paragrafi vediamo che differenza c'è tra le due figure, quando la nomina dell'Energy Manager è obbligatoria, in quali casi serve un EGE certificato, cosa cambia con la nuova direttiva e come si ottiene e si mantiene la certificazione. Il percorso formativo di preparazione all'esame lo abbiamo presentato nell'articolo dedicato al Corso EGE: qui ci concentriamo sul quadro normativo.
Energy Manager ed EGE: due figure diverse
L'Energy Manager è stato introdotto dalla Legge 10/1991 come responsabile per la conservazione e l'uso razionale dell'energia all'interno di un'organizzazione pubblica o privata. Analizza i consumi, costruisce la baseline energetica, propone interventi di efficientamento, segue i contratti di fornitura e valuta il ritorno economico degli investimenti. È una funzione organizzativa: la legge ne impone la nomina oltre certe soglie di consumo, ma non prescrive requisiti formali o certificazioni per chi la ricopre. Può essere un dipendente interno o un consulente esterno.
L'EGE è invece una figura professionale definita dalla norma UNI CEI 11339:2023, che ne stabilisce conoscenze, abilità, autonomia e responsabilità. È un professionista in grado di promuovere e gestire l'uso razionale dell'energia, di effettuare diagnosi energetiche conformi alla UNI CEI EN 16247 e di supportare l'adozione di sistemi di gestione dell'energia secondo la ISO 50001. La qualifica si ottiene superando un esame presso un organismo di certificazione del personale accreditato da ACCREDIA secondo la ISO/IEC 17024, e può riguardare il settore civile, quello industriale o entrambi.
Un chiarimento utile, perché ricorre spesso: ACCREDIA classifica la certificazione EGE come volontaria. Nessuna norma impone a un tecnico di essere certificato per lavorare nel campo dell'energia. Come vedremo, però, esistono attività che solo un soggetto certificato può svolgere — ed è lì che la certificazione diventa, di fatto, indispensabile. Va distinta, infine, dalla ISO 50001: quest'ultima certifica il sistema di gestione di un'organizzazione, mentre la UNI CEI 11339 certifica una persona. Le due si integrano, ma non si sostituiscono.
Quando la nomina dell'Energy Manager è obbligatoria
L'obbligo discende dall'articolo 19 della Legge 10/1991 ed è legato ai consumi annui, espressi in tonnellate equivalenti di petrolio (TEP). La nomina è obbligatoria per:
- i soggetti del settore industriale con consumi superiori a 10.000 TEP l'anno;
- i soggetti del settore civile, terziario e dei trasporti, comprese le pubbliche amministrazioni, con consumi superiori a 1.000 TEP l'anno.
L'obbligo vale per soggetti pubblici e privati, con o senza personalità giuridica: società, associazioni, fondazioni, consorzi, ma anche Comuni, aziende sanitarie ed enti locali. La nomina va comunicata ogni anno entro il 30 aprile attraverso la piattaforma gestita dalla FIRE (Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia), incaricata dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di raccogliere i dati. Il mancato adempimento espone a sanzioni e all'esclusione dagli incentivi energetici.
I numeri dicono che la figura è ormai radicata: secondo il rapporto FIRE, nel 2024 in Italia sono stati nominati 2.571 Energy Manager, di cui 1.752 per obbligo di legge e 819 su base volontaria — segno che molte organizzazioni ne riconoscono l'utilità anche quando non sono tenute a nominarlo.
Quando serve un EGE certificato
Qui il quadro cambia, perché l'obbligo non riguarda la nomina di una persona ma il soggetto che può svolgere determinate attività.
Il D.Lgs. 102/2014, che ha recepito la precedente direttiva europea sull'efficienza energetica, impone alle grandi imprese e alle imprese a forte consumo di energia di eseguire una diagnosi energetica ogni quattro anni, e stabilisce che debba essere redatta da soggetti qualificati: società di servizi energetici, auditor energetici o, appunto, EGE certificati. Una diagnosi firmata da un soggetto privo dei requisiti non assolve l'obbligo.
Lo stesso vale per gli incentivi. L'accesso ai certificati bianchi (Titoli di Efficienza Energetica) è subordinato, per i soggetti che non sono ESCo certificate, alla presenza di un EGE certificato. Ne deriva che, per un'impresa energivora o per una società di consulenza che opera su diagnosi e incentivi, la certificazione non è un plus curricolare: è la condizione per poter lavorare.
C'è poi un effetto di mercato che vale la pena considerare. Anche dove non è richiesta, la certificazione viene sempre più spesso indicata come requisito nei bandi pubblici e negli incarichi di consulenza, e secondo i dati FIRE è molto più diffusa tra gli Energy Manager che operano come consulenti esterni che tra quelli interni: chi vende la propria competenza sul mercato ha bisogno di poterla dimostrare.
La nuova Direttiva EED: cosa sta cambiando
La Direttiva (UE) 2023/1791, in vigore a livello europeo dall'ottobre 2023, supera il criterio dimensionale della "grande impresa" su cui si basava il D.Lgs. 102/2014. Il riferimento diventa il consumo energetico complessivo, calcolato su tutti i vettori — elettricità, gas, calore, carburanti — come media degli ultimi tre anni.
Le soglie fissate dalla direttiva sono due. Le imprese con consumi superiori a 10 TJ/anno dovranno eseguire una diagnosi energetica, rinnovata ogni quattro anni, e predisporre un piano d'azione con le misure di efficientamento individuate. Quelle con consumi superiori a 85 TJ/anno dovranno adottare un sistema di gestione dell'energia certificato ISO 50001. Il calendario europeo indica l'11 ottobre 2026 per la prima diagnosi e l'11 ottobre 2027 per la ISO 50001.
Il punto da chiarire con precisione è lo stato del recepimento. Il termine per l'adeguamento degli Stati membri era l'11 ottobre 2025, e l'Italia non lo ha rispettato: circola una bozza di decreto legislativo che ricalca l'impianto europeo, ma al momento non è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Fino ad allora resta in vigore il D.Lgs. 102/2014. Le soglie e le date indicate vanno quindi lette come il quadro verso cui ci si sta muovendo, che il decreto nazionale potrà confermare o precisare.
La conseguenza pratica, però, è già chiara. Il nuovo criterio porterà dentro l'obbligo molte PMI ad alta intensità energetica che finora ne erano escluse perché non classificabili come grandi imprese. E con le scadenze europee così ravvicinate, chi rientra nelle soglie ha interesse a verificare fin da ora i propri consumi e a pianificare diagnosi e sistemi di gestione, senza attendere l'ultimo momento. È un ulteriore motivo per cui la domanda di EGE certificati è destinata a crescere.
Come si diventa EGE: requisiti ed esame
L'accesso all'esame di certificazione dipende dalla combinazione tra titolo di studio ed esperienza lavorativa documentata nel settore per cui ci si candida. Più alto è il titolo, minori sono gli anni di esperienza richiesti: un laureato magistrale in ingegneria vi accede con un'anzianità inferiore rispetto a chi possiede una laurea triennale o un diploma tecnico. L'esperienza deve essere pertinente — nel settore industriale riguarda processi produttivi, produzione e distribuzione di energia; in quello civile impianti, edilizia, infrastrutture e servizi.
Oltre ai requisiti formali, il candidato deve dimostrare di aver svolto i quattro compiti obbligatori previsti dalla norma e almeno due compiti facoltativi, documentandoli con lettere del datore di lavoro, contratti, relazioni tecniche o altri elementi verificabili. È spesso la parte più delicata della candidatura: dieci anni di attività possono non bastare se non sono documentati in modo coerente con i compiti richiesti.
L'esame si articola in tre prove: una prima prova scritta con domande a risposta chiusa, di carattere generale e specifiche del settore di certificazione; una seconda prova scritta con un caso studio settoriale; e un esame orale di approfondimento tecnico. La norma non impone la frequenza di un corso specifico per accedervi, ma la preparazione strutturata resta la via più sicura per affrontare prove che richiedono di integrare competenze tecniche, normative, economiche e gestionali.
Mantenere la certificazione nel tempo
Ottenuta la qualifica, il lavoro non finisce. La certificazione ha validità quinquennale ed è soggetta a sorveglianza periodica da parte dell'organismo che l'ha rilasciata. La UNI CEI 11339:2023 ha introdotto inoltre l'obbligo di 16 ore annue di aggiornamento professionale su temi pertinenti — normativa, tecnologie, efficienza energetica, fonti rinnovabili — per mantenere attiva la qualifica nel quinquennio. Allo scadere dei cinque anni si procede al rinnovo.
È un aspetto da non sottovalutare: con una normativa in piena evoluzione, come mostra il passaggio in corso dal D.Lgs. 102/2014 al recepimento della nuova direttiva, l'aggiornamento non è una formalità ma la condizione per continuare a esercitare con competenza.
Su entrambi i fronti — la preparazione all'esame e il mantenimento della certificazione — si collocano i corsi EGE di Dirextra, allineati alla UNI CEI 11339:2023. Il percorso di preparazione accompagna il partecipante dallo scenario normativo alla diagnosi energetica, dai sistemi ISO 50001 alla simulazione delle prove d'esame, e rilascia un attestato utilizzabile come evidenza formativa per l'accesso alla certificazione. Il corso di aggiornamento è pensato invece per chi è già certificato e deve assolvere all'obbligo formativo annuale.
Per informazioni sui percorsi e sulle modalità di iscrizione puoi scrivere a master@dirextra.com o chiamare il Numero Verde gratuito 800 821 796.
Fonti: ACCREDIA – Esperto in Gestione dell'Energia (EGE); FIRE – Rapporto sugli Energy Manager 2024; Legge 10/1991; D.Lgs. 102/2014; Direttiva (UE) 2023/1791.
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