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LOIN: il livello di fabbisogno informativo nei progetti BIM

LOIN: il livello di fabbisogno informativo nei progetti BIM

Per molto tempo la richiesta più frequente nei capitolati BIM è stata anche la più comoda da scrivere: "oggetti modellati in LOD D", oppure, ancora più sbrigativo, "massimo livello di dettaglio". Sembra una garanzia. In pratica produce modelli pesanti, pieni di parametri che nessuno consulterà, e allo stesso tempo privi proprio del dato che serviva: la classe di reazione al fuoco per la verifica antincendio, il codice dell'apparecchiatura per il piano di manutenzione. Chi lavora sulle commesse pubbliche conosce bene la scena. Il modello arriva alla consegna, il verificatore lo apre e scopre che le informazioni attese non erano mai state scritte da nessuna parte in modo controllabile.

Il LOIN (Level of Information Need, in italiano livello di fabbisogno informativo) nasce per sciogliere questo equivoco. Sposta la domanda da "quanto è dettagliato l'oggetto?" a "quali informazioni servono, a chi, quando e per fare cosa?". Non è un cambio di sigla: è un modo diverso di scrivere i requisiti, che oggi ha un riferimento preciso nella UNI EN ISO 7817-1:2024 e un aggancio diretto al Codice dei contratti pubblici attraverso il capitolato informativo.

Il percorso che proponiamo parte dai limiti del LOD, entra nel framework della norma, mostra dove il fabbisogno informativo si colloca nei documenti di gara e arriva agli strumenti che lo rendono verificabile in modo automatico. Sullo sfondo resta l'ambiente in cui tutte queste informazioni vengono scambiate e validate, di cui ci siamo occupati parlando del Common Data Environment.

Dal LOD al LOIN: perché una scala non bastava più

Il LOD è stato per oltre un decennio il linguaggio comune del BIM. Negli Stati Uniti si è affermata la scala numerica da LOD 100 a LOD 500 (Level of Development); nel Regno Unito la PAS 1192 ha introdotto i livelli da 1 a 7 (Level of Definition); in Italia la UNI 11337-4:2017 ha scelto le lettere, dal LOD A (oggetto simbolico) al LOD G (oggetto aggiornato). In tutti i casi il livello combina due componenti: la geometria (LOG, Level of Geometry) e le informazioni associate (LOI, Level of Information).

Il sistema ha funzionato finché i progetti sono rimasti dentro un solo perimetro nazionale e finché bastava un'indicazione di massima. I limiti sono emersi su tre fronti.

Il primo è la mancata corrispondenza tra le scale: un LOD 300 americano, un LOD 3 britannico e un LOD C italiano non si equivalgono, e chi lavora su commesse internazionali è costretto a continue traduzioni. Il secondo riguarda il peso della geometria. Nella prassi il LOD è stato letto soprattutto come livello di dettaglio grafico, ma un oggetto disegnato con grande precisione non porta necessariamente con sé gli attributi che servono per computare, verificare o manutenere. Il terzo è l'interpretazione: assegnare una lettera a un oggetto lascia margini ampi su cosa debba davvero contenere. Le discussioni, prevedibilmente, arrivano al momento della consegna.

C'è poi un effetto collaterale. Per non rischiare carenze, il progettista tende a sovrabbondare. L'eccesso però ha un costo: rallenta la modellazione, appesantisce i file, rende difficile trovare il dato giusto e, nel lungo periodo, lascia al committente l'onere di gestire contenuti inutili.

Cos'è il livello di fabbisogno informativo secondo la UNI EN ISO 7817-1

Il concetto di Level of Information Need compare nella UNI EN ISO 19650-1, la norma quadro sulla gestione informativa. È stato poi sviluppato a livello europeo dalla UNI EN 17412-1:2021, oggi ritirata e sostituita dalla norma internazionale UNI EN ISO 7817-1:2024, che è il riferimento attuale.

L'impostazione si distacca dal LOD fin dalla premessa: la norma non prevede alcuna scala, né numerica né alfabetica. Il fabbisogno informativo si costruisce caso per caso, a partire da quattro prerequisiti:

  • scopo: perché l'informazione serve (stima dei costi, coordinamento, verifica normativa, manutenzione);
  • milestone: in quale momento del processo deve essere consegnata;
  • attori: chi la produce, chi la riceve e chi la valida;
  • oggetti: a quale elemento, sistema o insieme di elementi si riferisce, secondo la struttura di scomposizione adottata per la commessa.

Definito il contesto, il fabbisogno si articola in tre tipi di contenuto. Le informazioni geometriche vengono descritte con parametri indipendenti: dettaglio, dimensionalità (dal punto 0D all'oggetto 3D), posizione, aspetto, dal simbolico al realistico, e comportamento parametrico, cioè la possibilità di modificare l'oggetto agendo sulle relazioni tra le sue caratteristiche. Le informazioni alfanumeriche sono le proprietà vere e proprie: trasmittanza, reazione al fuoco, vita utile di riferimento, costo. La documentazione, infine, comprende relazioni, schede tecniche e certificazioni da collegare all'oggetto.

Il risultato è una richiesta granulare. Nello stesso modello e nella stessa fase, gli infissi possono richiedere un alto grado di approfondimento (dimensioni dei vani, verso di apertura, tipo di soglia) perché servono per l'ordine al fornitore, mentre i controsoffitti possono restare a un livello essenziale, perché in quel momento nessuno deve decidere nulla su di essi. È proprio questa differenziazione a mancare nel LOD, che tende ad assegnare un livello uniforme per fase.

Ne discende un principio che la norma rende esplicito: sono dannose sia la carenza sia l'eccesso di informazioni. Chiedere "tutto" non è prudenza. È un modo per spostare costi e ambiguità più avanti nel processo.

Dove si scrive il fabbisogno: il capitolato informativo nel Codice dei contratti

Per chi lavora con le stazioni appaltanti, il livello di fabbisogno informativo non è un tema accademico. L'Allegato I.9 del D.Lgs. 36/2023, all'art. 1, comma 8, stabilisce che negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria il capitolato informativo allegato alla documentazione di gara contenga almeno i requisiti informativi strategici generali e specifici, compresi i livelli di fabbisogno informativo, tenendo conto della natura dell'opera, del livello progettuale e del tipo di appalto. La stessa disposizione aggiunge che questi requisiti possono essere espressi in modo analitico, attraverso modelli di dati, anche per rendere più efficiente l'accertamento di conformità.

Il comma 9 estende la logica agli affidamenti di lavori su progetto esecutivo o con appalto integrato: anche in questo caso il capitolato informativo deve essere coerente con il livello di progettazione posto a base di gara. La risposta dell'affidatario passa per il piano di gestione informativa (comma 10), in cui si dichiara come quei requisiti verranno soddisfatti.

Il cerchio si chiude in fase di verifica. Con le modifiche introdotte dal correttivo (D.Lgs. 209/2024), l'Allegato I.7 prevede che la relazione specialistica sulla modellazione informativa, sia del PFTE sia del progetto esecutivo, attesti l'adempimento ai requisiti del capitolato informativo e la conformità al piano di gestione informativa. In concreto: se il fabbisogno non è scritto con chiarezza, diventa difficile rispettarlo e ancora più difficile dimostrare di averlo rispettato.

Il quadro italiano, va detto, è ancora in transizione. La UNI 11337-4 resta valida e la commissione UNI competente sta lavorando al suo aggiornamento per allinearla al nuovo approccio. Nel frattempo è prassi diffusa usare la UNI EN ISO 7817-1 come cornice generale e i livelli della 11337-4 come riferimento per descrivere il dettaglio geometrico.

Dalla scheda informativa alla verifica automatica

Nella pratica, il fabbisogno informativo prende forma attraverso schede informative: una per ogni oggetto da modellare, o almeno per ogni famiglia di oggetti con caratteristiche e funzioni analoghe. Ogni scheda richiama i prerequisiti (milestone, scopo, attore) e li traduce in parametri concreti.

Un esempio semplificato aiuta a capire. Prima milestone, scopo coordinamento, attore il BIM Coordinator, oggetto parete: tra le informazioni geometriche servono lunghezza, larghezza, altezza e area, con posizione assoluta; aspetto e comportamento parametrico non sono richiesti, perché in quel momento non aggiungono nulla al controllo delle interferenze. La stessa parete, in fase di gestione, avrà bisogno di tutt'altro: materiali, prestazioni, documentazione per la manutenzione.

Perché le schede siano davvero utili devono essere leggibili anche dalle macchine. Ciascuna riporta quindi la versione IFC di riferimento e la classe IFC dell'oggetto, evitando classi generiche come IfcBuildingElementProxy, che rendono gli elementi difficili da interpretare in automatico. Ogni requisito viene associato a un attributo, con tipo di dato, formato e unità di misura. Gli attributi, a loro volta, si organizzano in Property Set, standard o personalizzati, così che la struttura informativa resti identica nel formato nativo e nell'esportazione IFC.

L'ultimo passaggio è il controllo. Lo standard IDS (Information Delivery Specification), sviluppato in ambito openBIM, permette di tradurre i requisiti in un file computabile: un software confronta il modello consegnato con quanto richiesto e segnala le mancanze senza verifiche manuali elemento per elemento. È la traduzione operativa di ciò che l'Allegato I.9 intende quando parla di requisiti espressi secondo modelli di dati. Se poi i requisiti vengono definiti e condivisi già all'approvazione del piano di gestione informativa, prima che la modellazione entri nel vivo, le sorprese alla consegna si riducono in modo drastico.

Chi governa il fabbisogno informativo in una commessa

Scrivere un buon LOIN richiede competenze a cavallo tra tecnica, norma e organizzazione. Bisogna conoscere gli usi del modello nelle varie fasi, saper trasformare un obiettivo della committenza in una lista di proprietà verificabili, padroneggiare IFC e Property Set. E, soprattutto, saper rinunciare alle informazioni che non servono. Sono attività che ricadono in larga parte su BIM Manager e BIM Coordinator: il primo imposta requisiti e piano di gestione informativa, il secondo controlla che i modelli disciplinari li rispettino.

È esattamente il terreno su cui lavora il Corso BIM Coordinator e BIM Manager negli Appalti Pubblici di Dirextra. In 20 ore il programma tiene insieme il quadro normativo (ISO 19650, UNI 11337, Codice dei contratti), la gestione dell'informazione nelle diverse fasi dell'opera, la redazione del BIM Execution Plan e il coordinamento operativo su modelli federati, con scambi in IFC e BCF. Il docente, l'Ing. Giuseppe Lia, dirige oggi la filiale BIM del Groupe Valode & Pistre a Parigi dopo aver lavorato come BIM Manager per Astaldi e Pizzarotti su commesse internazionali, e porta in aula casi tratti da cantieri reali. La prossima edizione live su Teams si tiene il 7, 9 e 10 novembre 2026, con la possibilità di partecipare anche in presenza a Bruxelles; chi preferisce partire subito può attivare la videoregistrazione, accessibile per tre mesi. Al termine viene rilasciato l'attestato Dirextra, e il percorso prepara agli esami di certificazione BIM Coordinator e BIM Manager secondo la UNI 11337-7 e la UNI/PdR 78:2020, sostenibili tramite Dirextra con un organismo accreditato.

Il passaggio dal LOD al LOIN, a ben vedere, chiede di cambiare l'ordine delle domande: prima lo scopo, poi la milestone, poi chi produce e chi verifica, e solo alla fine l'oggetto e il suo grado di dettaglio. Chi impara a scrivere i requisiti in questa sequenza consegna modelli più leggeri, più utili e più semplici da controllare. Per chiarimenti sul programma o sulle modalità di iscrizione, la segreteria è raggiungibile a master@dirextra.com e al Numero Verde 800 821 796.

Riferimenti normativi: UNI EN ISO 19650-1:2019; UNI EN ISO 7817-1:2024; UNI 11337-4:2017; D.Lgs. 36/2023, Allegati I.7 e I.9.

Approfondimenti:

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