Quanto guadagna un Magistrato

Quando si pensa a un Magistrato, l’immaginario collettivo evoca l’archetipo di chi “fa giustizia”: seduto in toga in un’aula di tribunale, impartisce sentenze o rappresenta lo Stato nelle inchieste, figura di garanzia e di autorità. Nella realtà, il ruolo del Magistrato può declinarsi in almeno due forme distinte: quella giudicante, come Giudice per l'appunto, e quella requirente, come Pubblico Ministero (PM). Entrambe le carriere richiedono altissime competenze giuridiche, precisione nell’interpretazione delle norme, capacità di valutare prove e responsabilità nel disporre decisioni che hanno forti impatti sociali e personali.
Un Magistrato non è solo colui che pronuncia una sentenza o avvia un procedimento penale, ma è anche garante della legalità, interprete del diritto, custode dei principi costituzionali e arbitro delle controversie. Spesso coordina segreterie, gestisce flussi di documenti, analizza fascicoli complessi e decide sulla libertà personale, sulle pene, sulle misure cautelari e su diritti fondamentali.
In questo articolo esploreremo quanto guadagna un Magistrato oggi, sulla base dei dati aggiornati, e illustreremo il percorso formativo e professionale necessario per accedere a questa carriera. Inoltre, come già discusso in occasione del nostro approfondimento sulla Certificazione Informatica Giuridica, pensata proprio per portare la pratica forense nel mondo digitale, vedremo come anche la formazione continua e le competenze digitali possano influire sulla modernizzazione del ruolo.
Come diventare un Magistrato
Per diventare Magistrato ordinario nel nostro Paese il requisito imprescindibile è la laurea in Giurisprudenza. In passato era spesso richiesta anche una Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali (SSPL) o un tirocinio di 18 mesi, ma con la riforma attuale l’accesso al concorso avviene direttamente con la laurea.
Superato il concorso pubblico per esami, che prevede prove scritte su diritto civile, penale e amministrativo, seguite da un colloquio orale su materie varie come procedura civile e penale, diritti costituzionali, diritto internazionale, informatica giuridica e lingua straniera, l’aspirante Magistrato entra in tirocinio presso la Scuola Superiore della Magistratura.
Durante il tirocinio viene svolta attività pratica in uffici giudiziari e segue una formazione teorico-pratica che consente, al termine, di assumere le funzioni giudiziarie.
Quanto alla formazione continua, sebbene per Magistrati non si applichino direttamente le regole del Consiglio Nazionale Forense (CNF), per gli Avvocati iscritti ogni triennio implica l’acquisizione di almeno 60 crediti formativi, con un minimo di 15 crediti annui, di cui almeno 3 in materie obbligatorie.
In questo contesto, Dirextra propone numerosi percorsi formativi accreditati CNF che possono risultare utili a chi lavora o collabora nel mondo giuridico, anche in vista di un futuro concorso o per rafforzare competenze in materia di appalti e contratti pubblici.
Tra questi vi sono:
- Master Appalti e Contratti Pubblici (10 CFA);
- Master Executive in Contract Management e Gestione dei Contratti Complessi (10 CFA);
- Corso “Il RUP negli Appalti Pubblici” (6 CFA);
- Corso Esecuzione del Contratto d’Appalto Pubblico (6 CFA);
- Corso Gare d’Appalto (4 CFA).
Gli sbocchi professionali del Magistrato
Scegliere la carriera in Magistratura significa accedere ad un ventaglio di ruoli molto più ampio di quanto si immagini. Come anticipato nell’introduzione, la funzione del Magistrato può prendere due strade principali. Da un lato c’è il Magistrato giudicante, meglio conosciuto come Giudice: figura imparziale che decide le controversie, emette sentenze e valuta le prove secondo legge. Dall’altro lato troviamo il Magistrato requirente, ovvero il Pubblico Ministero: rappresenta l’interesse dello Stato, conduce le indagini insieme alla Polizia Giudiziaria e sostiene l’accusa in giudizio. È una distinzione essenziale: il primo valuta, il secondo promuove l’azione penale. Entrambi, però, condividono gli stessi valori di indipendenza, imparzialità e competenza giuridica.
Oltre a queste due funzioni centrali, la Magistratura comprende numerosi incarichi diversi, ciascuno con specifiche responsabilità e contesti di lavoro. Gli sbocchi professionali possono infatti includere:
-
Giudice civile: Si occupa di cause tra privati, come contratti, diritti reali, famiglia, risarcimenti.
-
Giudice penale: Gestisce procedimenti relativi a reati, valuta prove, ascolta testimoni e decide le pene.
-
Pubblico Ministero presso la Procura: Conduce indagini, coordina la Polizia Giudiziaria e formula richieste al Giudice.
-
Giudice del lavoro: Valuta controversie su licenziamenti, contratti e rapporti lavorativi.
-
Giudice amministrativo (TAR e Consiglio di Stato): Si occupa di ricorsi contro atti della Pubblica Amministrazione.
-
Magistrato di sorveglianza: Vigila sull’esecuzione delle pene e sulle misure alternative.
-
Magistrato minorile: Tratta procedimenti civili e penali che riguardano i minori.
Per svolgere questa professione servono requisiti inderogabili: solida preparazione giuridica, capacità di analisi, equilibrio decisionale, forte senso etico, una costante attitudine alla formazione e chiaramente, la fedina penale pulita.
Quanto guadagna un Magistrato: i dati attuali
Il guadagno di un Magistrato varia in base a diversi fattori: qualifica, anzianità di servizio e incarichi svolti. Secondo il sistema retributivo attuale (non contratto collettivo, ma regolato per legge), la retribuzione si compone di stipendio base, indennità integrativa speciale (I.I.S.), indennità aggiuntive e straordinari.
Un Magistrato in tirocinio, che corrisponde alla classe iniziale, percepisce oggi un lordo annuo di circa 50.090€ (pari a una mensilità lorda di 4.174€) nel 2024. Se ottiene subito le funzioni di Magistrato ordinario, l'indennità accessoria viene corrisposta per intero: nel 2025 il lordo sale intorno a 59.000€ all’anno.
Con il passaggio a Magistrato ordinario (prima qualifica stabile), la retribuzione può raggiungere circa 73.370€ lordi/anno (mensilità lorda di 6.114€). Superata la prima valutazione di professionalità, la qualifica successiva porta il lordo ad oltre 91.000€ lordi/anno, con mensilità lorda sopra gli 7.600€.
Nella pratica, molti portali considerano che nel periodo iniziale lo stipendio netto sia attorno a 2.200-2.500€ netti/mese; con l’anzianità e le valutazioni quadriennali può salire in media a 5.000€ netti/mese circa a metà carriera, e fino a 7.000-8.000€ netti mensili verso la fine della carriera.
Bisogna precisa, tuttavia, che la legge prevede che la retribuzione non venga graduata in base al ruolo o alla carica (Giudice o Pubblico Ministero), bensì all’anzianità e alla professionalità: ciò significa che Giudici ordinari e PM seguono lo stesso schema economico. Solo incarichi apicali o speciali (non comuni) comportano compensi aggiuntivi.
Alla luce di tutto ciò, essere Magistrato garantisce certamente uno stipendio stabile e progressivo, che parte da livelli dignitosi già con l’entrata in ruolo e cresce con l’esperienza. Tuttavia, la retribuzione, seppur significativa, non è immediatamente paragonabile a quelle altissime spesso attribuite a ruoli di vertice o ad altre carriere considerate di lusso.
Approfondimenti:
Lascia un commento