Digital Product Passport: cosa cambia con il nuovo Regolamento prodotti da Costruzione

Nel settore dell'Edilizia, si sa, è tutto un divenire. Il Digital Product Passport (DPP) è uno dei temi più discussi nel settore delle costruzioni, e anche uno dei più fraintesi. Da mesi circolano annunci sull'obbligo imminente di dotare ogni materiale da costruzione di un passaporto digitale, mentre chi lavora sui cantieri continua a ricevere dai fornitori le stesse schede tecniche di sempre. Conviene quindi mettere ordine: che cosa prevede davvero il nuovo Regolamento europeo, che cosa è già in vigore e quando scatteranno gli obblighi.
Per progettisti, imprese e stazioni appaltanti la questione non è teorica. Il passaporto digitale è destinato a cambiare il modo in cui i dati di prodotto entrano nei capitolati, nei modelli informativi e nelle verifiche di conformità. Conoscere in anticipo il calendario significa arrivarci con i dati in ordine invece che di rincorsa. Nei prossimi paragrafi vediamo cos'è il DPP, cosa introduce il nuovo CPR, quali sono le scadenze reali e come si collega a BIM ed EPD.
Il quadro dei criteri ambientali che già oggi incidono sugli appalti lo abbiamo affrontato parlando di cantieri a basso impatto e appalti green: il passaporto digitale è il passo successivo di quello stesso percorso.
Che cos'è il Digital Product Passport (e cosa non è)
Il passaporto digitale è l'identità digitale di un prodotto: un insieme strutturato di dati — leggibili da una macchina, non solo da una persona — che accompagna il materiale lungo tutta la filiera. Contiene informazioni su prestazioni, conformità, sostenibilità, uso in sicurezza e fine vita, ed è raggiungibile attraverso un Data Carrier, cioè un QR code, un codice a barre o un altro sistema di identificazione automatica applicato al prodotto.
Il quadro normativo si regge su due pilastri. Il primo è il Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR), che definisce l'architettura generale del passaporto digitale per quasi tutti i beni immessi sul mercato europeo. Il secondo è il Regolamento (UE) 2024/3110, il nuovo Regolamento prodotti da costruzione (CPR), entrato in vigore il 7 gennaio 2025, che introduce un passaporto specifico per il settore delle costruzioni, allineato ai principi dell'ESPR.
Una distinzione è utile per non fare confusione, perché nei convegni i tre termini vengono spesso usati come sinonimi. Il DPP sta a livello di prodotto — il singolo lotto di cemento, il singolo serramento — ed è un obbligo normativo europeo. Il material passport sta a livello di edificio o di portafoglio immobiliare, organizza i materiali di un fabbricato per stimare cosa sarà recuperabile a fine vita, ed è uno strumento volontario di mercato. Il digital building logbook è invece il fascicolo digitale dell'immobile, che raccoglie nel tempo tutto ciò che riguarda quell'edificio. Nel disegno europeo dovrebbero incastrarsi, con il DPP a fare da sorgente dei dati, ma oggi hanno maturità e natura del tutto diverse.
Cosa introduce il nuovo CPR, e come ci si adegua
Il Regolamento 2024/3110 sostituisce progressivamente il precedente CPR del 2011, con abrogazione definitiva fissata al 2040: una tempistica lunga, necessaria perché ogni prodotto passa al nuovo regime solo quando viene pubblicata la norma armonizzata di riferimento per la sua marcatura CE. Le novità, però, sono sostanziali già ora.
I requisiti di base delle opere di costruzione passano da sette a otto, con l'ingresso delle emissioni nell'ambiente esterno e la riformulazione del criterio sull'uso sostenibile delle risorse naturali. Vengono introdotte 19 caratteristiche essenziali dedicate alla sostenibilità, valide per tutti i prodotti da costruzione, con obbligo di dichiarazione scaglionato nel tempo: le prime già applicabili, un secondo gruppo dal 2030, il set completo dal 2032.
Cambia anche la Dichiarazione di Prestazione e Conformità, che diventa più dettagliata e integra le prestazioni di sostenibilità calcolate sul ciclo di vita. Su questo punto va sfatato un equivoco molto diffuso: non è vero che dal gennaio 2026 ogni prodotto da costruzione debba avere una dichiarazione ambientale. L'obbligo di dichiarare il potenziale di riscaldamento globale (GWP) riguarda soltanto i prodotti coperti dalle nuove specifiche tecniche armonizzate adottate sotto il CPR 2024 — che ad oggi sono pochissime. Per tutti gli altri resta in vigore il regime precedente.
Sul fronte dei controlli, infine, il Regolamento introduce un nuovo sistema di valutazione e verifica, l'AVS 3+, dedicato specificamente alla validazione delle prestazioni ambientali: il dato ambientale smette di essere un elemento di comunicazione e diventa una prestazione dichiarata, validata da un organismo notificato terzo.
Il Calendario Rreale: per capire bene quando scatta l'Obbligo
Qui sta il punto che genera più confusione, ed è bene affrontarlo con le date alla mano.
Il 20 luglio 2026 la Commissione europea ha reso operativo il registro europeo dei passaporti digitali, disciplinato dal Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1778, in vigore dal 6 agosto 2026. È una notizia importante, ma va letta per quello che è: il registro conserva l'identificativo univoco del prodotto e alcuni metadati, non il passaporto. Funziona come un indice che rimanda ai sistemi del fabbricante, dove i dati risiedono effettivamente. La scelta risponde a evidenti ragioni di sicurezza e di scala, e comporta che l'onere dei dati resti sulle aziende. Nello stesso periodo il CEN-CENELEC ha pubblicato le prime norme orizzontali su identificativi, supporti dati, archiviazione, API e interoperabilità.
Nulla di tutto questo, però, rende il passaporto obbligatorio per i prodotti da costruzione. Il meccanismo del CPR è preciso: l'obbligo di rendere disponibile il passaporto è posto in capo al fabbricante, ma decorre diciotto mesi dopo l'entrata in vigore dell'atto delegato che dovrà istituire il sistema del passaporto digitale per le costruzioni. Quell'atto non è ancora stato adottato: la Commissione lo colloca indicativamente nel secondo trimestre del 2027. Se quella previsione regge, l'obbligo diffuso si collocherà tra la fine del 2028 e il 2029; se slitta, slitta l'intero calendario.
C'è poi un elemento che quasi nessuno segnala e che invece conta per chi programma. Il primo CPR Working Plan 2026-2029, pubblicato dalla Commissione nel dicembre 2025, indica per ciascuna famiglia di prodotto — calcestruzzo, malte, aggregati, muratura, facciate, pavimentazioni, elementi prefabbricati — quando partiranno le revisioni delle norme armonizzate e quando le nuove specifiche diventeranno vincolanti. I tempi non sono uniformi: alcune famiglie corrono davanti, altre arrivano anni dopo. Chi lavora su una specifica categoria di materiali trova lì la propria data.
La conseguenza pratica è netta: oggi nessun fornitore può consegnare un passaporto digitale conforme per un prodotto da costruzione, semplicemente perché i contenuti non sono ancora stati definiti dal diritto europeo. Chiederlo non porta da nessuna parte; chiedere invece a un fornitore come si sta preparando dice molto sulla sua affidabilità da qui al 2029.
Il legame con BIM ed EPD
Il passaporto digitale non nasce isolato. Il Regolamento stabilisce espressamente che il sistema debba essere compatibile e interoperabile con il Building Information Modeling, e questo è il motivo per cui il tema riguarda direttamente chi si occupa di gestione informativa digitale.
Il collegamento si vede bene guardando alle EPD, le dichiarazioni ambientali di prodotto. Da documenti statici in PDF si stanno trasformando in dataset strutturati e interrogabili, leggibili dai software di analisi del ciclo di vita e integrabili nei processi BIM attraverso formati standard e API. Sono, di fatto, il materiale grezzo su cui il futuro passaporto digitale si appoggerà per la parte ambientale: le informazioni ambientali validate che il DPP dovrà rendere disponibili in formato digitale esistono già oggi, ed è lì che conviene costruire ordine.
Il salto per chi progetta è proprio questo: si passa da documenti da leggere a dati da agganciare. La richiesta che oggi si scrive nel capitolato informativo come "fornire scheda tecnica e dichiarazione ambientale" diventerà la richiesta di un dato con un identificativo, un formato e un responsabile che ne risponde nel tempo. Chi già oggi tiene traccia ordinata dei prodotti impiegati e delle relative dichiarazioni si troverà il lavoro a metà; chi tratta la documentazione come una cartella di PDF da allegare a fine progetto ricomincerà da capo.
Segno che il tema sta maturando anche in Italia: buildingSMART Italia ha avviato un gruppo di lavoro dedicato al Digital Product Passport, con l'obiettivo di pubblicare entro ottobre 2026 un documento di analisi sullo stato dell'arte e sulle relazioni tra passaporto digitale, BIM, openBIM e data template.
Come prepararsi all'Obbligo: le Competenze che servono
Il tempo che separa dall'obbligo non è tempo da attendere passivamente. È la finestra in cui costruire le competenze e i processi che serviranno quando le scadenze arriveranno — e in cui, prevedibilmente, i committenti più strutturati inizieranno a chiedere dati strutturati prima ancora che la legge li imponga.
Le competenze in gioco sono quelle della gestione informativa digitale: saper strutturare e governare i dati di prodotto, integrarli nei modelli informativi, gestire l'interoperabilità attraverso i formati aperti, impostare capitolati informativi che chiedano il dato e non solo il documento. Sono le stesse competenze che il Codice dei contratti pubblici richiede già oggi per la gestione digitale degli appalti, applicate a un ambito che si sta ampliando.
È su questo terreno che si colloca il percorso BIM di Dirextra, pensato per formare le figure che presidiano il processo informativo digitale, dalla modellazione al coordinamento fino al governo dei dati e dell'ambiente di condivisione. Un percorso che unisce la padronanza degli strumenti alla comprensione del quadro normativo europeo, perché — come mostra bene la vicenda del passaporto digitale — nel settore delle costruzioni saper leggere una norma con le date giuste vale quanto saper usare un software.
Per informazioni sui percorsi di formazione e certificazione BIM e sulle modalità di iscrizione puoi scrivere a master@dirextra.com o chiamare il Numero Verde gratuito 800 821 796.
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