Gender Equality nel settore costruzioni: a che punto siamo?

Nelle facoltà di ingegneria edile le donne sono la maggioranza: secondo i dati AlmaLaurea rappresentano oltre la metà dei laureati (intorno al 60% per la precisione). Nei cantieri e nelle imprese di costruzioni, però, la presenza femminile si ferma intorno al 9% della forza lavoro, uno dei valori più bassi d'Europa. Tra questi due numeri c'è tutto lo spazio della questione: non è un problema di vocazioni o di competenze, ma di percorsi che si interrompono tra l'aula e l'impresa.
Per chi si occupa di formazione tecnica il tema non è teorico. Le aule dei percorsi post-laurea nel settore delle costruzioni raccontano da anni una realtà diversa dallo stereotipo, con una presenza femminile costante e in crescita, e con carriere che arrivano ai vertici tecnici e commerciali di grandi imprese. Nei prossimi paragrafi vediamo cosa dicono i numeri, quali barriere restano davvero, che cosa sta cambiando nel lavoro tecnico e quali strumenti — normativi e formativi — stanno spostando l'equilibrio.
I numeri della presenza femminile nel Settore delle Costruzioni
Il quadro va letto distinguendo i perimetri, perché le cifre cambiano in modo significativo. Considerando l'intera filiera — costruzioni, tecnologie, materiali, progettazione — le stime di Federcostruzioni indicano una presenza femminile intorno al 12%, che scende a circa il 7% guardando alle sole imprese di costruzioni in senso stretto. ANCE colloca il dato complessivo del settore intorno al 9%.
Ancora più interessante è la composizione interna. Secondo i dati ISTAT ripresi dall'associazione dei costruttori, tra le dipendenti donne il 68% svolge mansioni impiegatizie e il 18% ricopre funzioni dirigenziali, mentre solo il 4,5% lavora come operaia. Le imprenditrici edili sono circa 3.000 in Italia. È una distribuzione che rovescia un luogo comune: nel settore le donne non mancano perché il lavoro sarebbe "troppo fisico", ma perché è nelle mansioni operative che la loro presenza è quasi assente, mentre nei ruoli tecnici e direttivi cresce con continuità.
Un dato apparentemente paradossale conferma la lettura. Nel settore edile il divario retributivo di genere risulta favorevole alle donne, ma solo perché le poche presenti occupano in prevalenza posizioni qualificate e ruoli corporate, meglio retribuiti rispetto alle mansioni esecutive. Non è un segnale di equità raggiunta: è la fotografia di una selezione che lascia entrare quasi soltanto profili ad alta specializzazione.
Il paradosso è che le donne sono più laureate che occupate
È sul fronte della formazione che il quadro cambia radicalmente. Le donne rappresentano il 39% dei laureati italiani nelle discipline STEM, una quota superiore a quella di Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Stati Uniti, e le ingegnere iscritte agli ordini professionali sono circa 37.000, con la maggiore concentrazione proprio nel settore civile e ambientale.
Anche la formazione tecnica non universitaria registra un'accelerazione: secondo i dati Formedil, le studentesse iscritte ai corsi delle scuole edili sono passate da circa 4.000 nel 2020 a oltre 9.000 nel 2022, arrivando a rappresentare quasi un terzo degli iscritti totali. E nel comparto delle costruzioni e dell'immobiliare il 37,4% delle nuove imprese è a guida femminile, contro il 28,2% a guida maschile: una propensione imprenditoriale superiore alla media, proprio in un settore considerato ostile.
La conclusione è netta. Le competenze ci sono, la formazione anche, l'interesse pure. Ciò che manca è il passaggio successivo: l'ingresso stabile in azienda e la progressione di carriera. È esattamente il punto in cui un percorso post-laurea costruito insieme alle imprese può fare la differenza, perché accorcia la distanza tra il titolo di studio e l'inserimento reale.
Cosa sta cambiando veramente nel lavoro tecnico (e quanto ha inciso il BIM)
Il settore delle costruzioni sta attraversando una trasformazione che modifica i requisiti d'accesso. La digitalizzazione dei processi, con la metodologia BIM ormai obbligatoria negli appalti pubblici sopra soglia, ha spostato il baricentro di molte attività dal cantiere all'ufficio tecnico e ha creato figure — BIM Coordinator, BIM Manager, CDE Manager — in cui contano coordinamento, gestione dei dati e padronanza degli strumenti digitali.
Lo stesso vale per la sostenibilità. Criteri Ambientali Minimi, appalti verdi, analisi del ciclo di vita e gestione dei cantieri a basso impatto hanno generato ruoli che dieci anni fa non esistevano nell'organigramma di un'impresa media. E l'area HSE, dedicata a salute, sicurezza e ambiente, richiede competenze di sistema più che di forza.
Sono ambiti in cui la selezione avviene su basi puramente tecniche, e in cui il pregiudizio legato allo sforzo fisico perde qualsiasi fondamento. Non perché le donne siano "più adatte" a questi ruoli — sarebbe un altro stereotipo — ma perché la trasformazione del lavoro tecnico rende evidente ciò che era già vero: quello che conta è la competenza.
Le barriere che restano e gli strumenti che servono per superarle
Sarebbe però disonesto raccontare solo la parte incoraggiante. Alcuni ostacoli sono concreti e organizzativi, e vanno affrontati come tali.
Il primo riguarda l'adeguamento degli ambienti di lavoro: servizi adeguati nei cantieri, dispositivi di protezione individuale progettati su conformazioni diverse, protocolli di sicurezza che tengano conto delle differenze fisiche. È un passaggio già affrontato in altri settori — dalle Forze Armate in avanti — e che nell'edilizia è ancora in gran parte da compiere. Il secondo riguarda la conciliazione: la quota più alta di donne inattive tra i 30 e i 34 anni indica nei carichi familiari il principale ostacolo all'occupazione, e in un settore con orari rigidi e cantieri spesso lontani dal domicilio servono risposte concrete, dalla flessibilità oraria per i ruoli tecnici al welfare aziendale.
Sul piano degli strumenti, qualcosa si muove. L'articolo 47 del D.L. 77/2021 (convertito in Legge 108/2021) impone agli operatori economici che si aggiudicano appalti finanziati da PNRR e PNC di destinare almeno il 30% delle nuove assunzioni all'occupazione giovanile e femminile, inserendo la clausola nei bandi di gara. La norma prevede deroghe motivate — di cui le stazioni appaltanti si sono avvalse ampiamente, anche in ragione dei bassi tassi di occupazione femminile del settore — ma ha introdotto il tema nel cuore della contrattualistica pubblica. Sul versante volontario, la prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022 ha definito un sistema di certificazione della parità di genere che un numero crescente di imprese sta adottando anche come elemento di posizionamento.
Le Professioniste formate da Dirextra: ecco due esempi reali
Dietro le statistiche ci sono percorsi individuali, ed è la parte che conosciamo meglio. Le aule dei nostri Master ospitano da sempre una presenza femminile significativa, e diverse ex allieve occupano oggi ruoli di responsabilità nelle imprese partner.
Perla F. ha frequentato la prima edizione del Master per Ingegneri e Architetti Liberi Professionisti, a Catania nel 2004: vent'anni dopo è arrivata tra le finaliste di un premio nazionale dedicato all'imprenditoria femminile. Paola T., allieva della XXI edizione, è entrata in azienda nell'ufficio riserve e contenzioso ed è oggi Commercial Manager in un gruppo attivo nelle infrastrutture ferroviarie; è tornata in aula come testimonial all'ultima edizione del Master a Manchester. Accanto a loro, altre ex allieve hanno costruito percorsi nel controllo di gestione, nella sicurezza sul lavoro e nella gestione internazionale del turismo.
La presenza femminile, del resto, non riguarda solo chi frequenta i corsi. Tra i docenti Dirextra figura l'Ing. Miriam Semeraro, esperta di sostenibilità e cantieri a emissioni zero, con oltre dieci anni di esperienza su grandi opere ferroviarie, aeroportuali e urbane tra Italia e Norvegia. Chi insegna, in altre parole, è già il settore che verrà.
Il percorso che ha aperto molte di queste carriere è il Master Ingegneri e Architetti di Impresa Settore Costruzioni e Oil & Gas, realizzato con il patrocinio di ANCE e il sostegno delle imprese sponsor. La sua struttura — alta formazione in aula seguita da mille ore di esperienza diretta in impresa — risponde proprio al nodo emerso dai dati: il passaggio dalla formazione all'occupazione. Le aziende non valutano un curriculum, ma vedono lavorare le persone su commesse reali per mesi, e la selezione avviene sul campo, dove i pregiudizi contano meno.
Il settore delle costruzioni genera circa il 10% del PIL europeo e attraversa una fase di forte domanda di figure tecniche qualificate. In questo scenario, la scarsa presenza femminile non è soltanto una questione di equità: è una risorsa inutilizzata in un comparto che dichiara di non trovare personale. Per conoscere i percorsi disponibili, i requisiti di accesso e le agevolazioni, puoi scrivere a master@dirextra.com o chiamare il Numero Verde gratuito 800 821 796.
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