Intelligenza Artificiale nell'attività professionale: cosa afferma la legge

Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale è entrata con decisione nella quotidianità delle imprese, diventando uno strumento trasversale capace di supportare reparti diversi e attività eterogenee. Dalle filiere produttive evolute alla gestione del cliente, fino alla semplificazione di compiti amministrativi o operativi, la tecnologia ha iniziato ad occupare un ruolo stabile nei processi interni, contribuendo a ridurre i tempi di lavoro e ad aumentare la qualità delle informazioni scambiate.
Proprio per l’impatto sempre più significativo di questi strumenti, l’Unione Europea è intervenuta con nuove regolamentazioni volte a garantire sicurezza, trasparenza e responsabilità nell’uso dell’IA. L’attenzione è rivolta in particolare alla tutela dei dati sensibili e alla gestione delle informazioni riservate, elementi critici per qualsiasi organizzazione che operi su piattaforme digitali o che gestisca sistemi automatizzati.
In Dirextra Alta Formazione affrontiamo questi temi da tempo, analizzando gli aggiornamenti normativi che riguardano sia la cybersicurezza, come nel caso del Decreto NIS 2, sia gli adeguamenti richiesti dal nuovo quadro regolatorio europeo, con un focus sulle scadenze e sulle eventuali sanzioni previste per le imprese non conformi.
In questo articolo concentriamo l’attenzione sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’attività professionale degli studi tecnici, dove operano ingegneri, architetti, geometri e altre figure del settore delle costruzioni, chiamate oggi a comprendere come integrare queste tecnologie nel rispetto della legge.
Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nell’edilizia
L’Intelligenza Artificiale sta diventando una presenza stabile anche negli studi tecnici e nel settore delle costruzioni, dove l’integrazione tra software avanzati e processi progettuali permette di lavorare con maggiore precisione, rapidità e affidabilità. Le applicazioni sono ormai numerose e toccano diversi aspetti dell’attività professionale, trasformando il modo in cui si progettano, monitorano e gestiscono le opere infrastrutturali.
Tra le soluzioni più diffuse troviamo:
- L’analisi predittiva, che consente di stimare costi, tempi e possibili criticità prima dell’avvio dei lavori.
- Il BIM potenziato dall’IA permette invece di ottimizzare i modelli informativi, automatizzando controlli di coerenza e simulazioni complesse.
- Le tecnologie di generative design aiutano i progettisti a esplorare varianti progettuali sulla base di vincoli reali.
- La computer vision applicata ai cantieri supporta il monitoraggio di avanzamento e sicurezza tramite immagini e video.
- Gli algoritmi per la gestione energetica valutano le prestazioni degli edifici già in fase di concept.
- L’IA viene utilizzata anche per la manutenzione predittiva delle infrastrutture, analizzando sensori e dati storici.
- Negli studi tecnici trovano spazio gli strumenti di automazione documentale, utili per generare relazioni o verifiche ripetitive.
- La modellazione del rischio consente di individuare scenari alternativi e impatti potenziali di ogni scelta progettuale.
- L’uso di assistenti virtuali tecnici velocizza ricerche normative o controlli preliminari.
- Le piattaforme di pianificazione intelligente dei cantieri aiutano a coordinare risorse, turnazioni e attività complesse.
Queste tecnologie offrono vantaggi notevoli, ma comportano anche l’uso intensivo di dati, talvolta sensibili. Ed è proprio qui che entra in gioco la necessità di regolamentarne l’utilizzo per evitare rischi legati alla privacy e alla gestione delle informazioni.
Normative sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’attività professionale
È la Legge 132/2025 che introduce un quadro normativo pensato per gestire l’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle professioni intellettuali, chiarendo fin da subito un principio fondamentale: l’IA può essere utilizzata, ma solo come strumento di supporto.
L’articolo 13 ribadisce infatti che l’attività professionale deve continuare a poggiare sul lavoro intellettuale del tecnico, mentre gli strumenti automatizzati svolgono funzioni accessorie, utili a velocizzare analisi complesse o attività ripetitive. Questo evita che l’IA sostituisca la competenza umana, preservando il valore della prestazione d’opera e il giudizio del professionista.
Per tutelare il rapporto fiduciario con il cliente, la legge richiede inoltre una comunicazione trasparente sull’uso dei sistemi IA: lo studio tecnico deve spiegare, in modo semplice e completo, quali strumenti vengono impiegati e per quali finalità. Un requisito che si collega anche agli articoli 2229 e 2238 del Codice Civile, dove si ricorda che le professioni regolamentate restano soggette a requisiti d’iscrizione, controlli disciplinari e responsabilità personali, indipendentemente dalle tecnologie utilizzate.
La normativa dialoga anche con il Regolamento UE 2024/1689, che esclude dal proprio ambito le applicazioni militari o di sicurezza nazionale, ma ribadisce l’obbligo di conformità quando gli stessi sistemi vengono usati in settori civili.
Infine, l’articolo 11 della Legge 132/2025 chiarisce come l’IA debba essere impiegata nei contesti lavorativi: in modo sicuro, trasparente, non discriminatorio e nel pieno rispetto della privacy, con un preciso obbligo informativo verso i lavoratori quando vengono utilizzati sistemi automatizzati per valutazioni, monitoraggio o assegnazione degli incarichi.
Questa impostazione rende evidente che l’IA non è vietata, ma è semplicemente incanalata dentro regole pensate per proteggere professionisti, clienti e lavoratori.
Il primo modulo sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale
Il primo modulo informativo dedicato all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle professioni regolamentate nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Nazionale Forense (ANF) e Confprofessioni, che hanno tradotto le richieste della Legge 132/2025 in uno strumento pratico e immediatamente utilizzabile dai professionisti. Il documento è il risultato del lavoro di un gruppo di giuristi del Corso di Etica e Intelligenza Artificiale della Pontificia Università Antonianum, coordinato da Giampaolo Di Marco, e rappresenta la prima iniziativa ufficiale capace di offrire un modello uniforme per comunicare ai clienti l’impiego di sistemi IA.
Il modulo può essere allegato alla lettera d’incarico, al consenso informato o a qualsiasi contratto che richieda trasparenza nell’uso di tecnologie automatizzate. Al suo interno vengono chiariti alcuni punti essenziali:
- L’IA può essere utilizzata solo per attività strumentali e di supporto, senza mai sostituire il lavoro intellettuale del professionista;
- Eventuali elaborazioni, analisi o bozze generate da sistemi automatizzati devono essere sempre verificate e validate dal tecnico responsabile;
- L’uso dell’IA non modifica in alcun modo la responsabilità finale relativa a valutazioni, decisioni o atti prodotti nell’ambito dell’incarico conferito.
Il modulo richiama inoltre gli obblighi in materia di protezione dei dati personali, ribadendo il pieno rispetto del GDPR e delle norme nazionali in tema di trattamento delle informazioni, con un’informativa dedicata da allegare al contratto.
Questa iniziativa conferma l’impegno di ANF e Confprofessioni nel promuovere un utilizzo consapevole, trasparente ed etico dell’Intelligenza Artificiale. Un approccio che tutela i clienti, ma allo stesso tempo protegge i professionisti, offrendo loro un quadro chiaro per operare in conformità alla nuova disciplina.
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