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Comunità energetica come funziona e i vantaggi

Comunità energetica come funziona e i vantaggi

La comunità energetica, conosciuta anche come comunità energetica rinnovabile (CER), non è altro che un nuovo modo di produrre e gestire l’energia, che mette al centro la sostenibilità ambientale, garantendo al contempo benefici economici e sociali per chi ne fa parte.

Se vogliamo, possiamo considerarla come un’idea rivoluzionaria, una presa di posizione netta a fronte di una situazione ambientale ormai preoccupante; ricordiamoci, infatti, che secondo gli ultimi dati Enea, quasi la metà degli edifici in Italia hanno una classe energetica molto bassa (F o G) e sono tra i principali responsabili del degrado della qualità dell’aria, con emissioni di CO2 e polveri sottili.

Incentivare sistemi di produzione di energia pulita, così come l’impiego di materiali non inquinanti, è diventato ad oggi la linea guida degli appalti pubblici e di tutto il settore delle costruzioni. Ecco perché si parla sempre più frequentemente di Direttive UE sull’energia, Green Deal e obiettivi da raggiungere entro il 2030.

In questo articolo andremo a spiegare cosa si intende per comunità energetica, come funziona, chi può accedervi e le novità introdotte per il 2026. Ricordiamo che per i professionisti e tecnici interessati all’argomento, è disponibile il corso dedicato ai cantieri a emissioni zero, con tutti gli aggiornamenti normativi.

Cosa si intende per Comunità Energetica

Una comunità energetica rinnovabile (CER) è un insieme di soggetti (cittadini, imprese, enti pubblici o associazioni) che collaborano per produrre, condividere e consumare energia proveniente da fonti rinnovabili a livello locale. L’obiettivo non è solo economico, ma anche ambientale e sociale: ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica e favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla transizione energetica.

Le comunità energetiche possono assumere diverse forme organizzative. In generale si distinguono:

  • Comunità energetiche rinnovabili (CER), basate sulla produzione e condivisione di energia da fonti rinnovabili;

  • Gruppi di autoconsumatori collettivi, tipicamente condomìni o edifici che condividono l’energia prodotta dallo stesso impianto.

Il quadro normativo italiano deriva dalla normativa europea sulla transizione energetica e si è consolidato con il recepimento della Direttiva RED II tramite il D.Lgs. 199/2021, che ha introdotto in modo strutturale le comunità energetiche nel sistema nazionale. Successivamente sono arrivati i decreti attuativi e le regole operative pubblicate dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che disciplinano incentivi, modalità di accesso e funzionamento.

La diffusione delle comunità energetiche è legata anche alla situazione energetica del patrimonio edilizio italiano. Secondo i dati del sistema nazionale APE elaborati da ENEA, circa il 44% degli edifici residenziali italiani si trova ancora nelle classi energetiche più basse (F e G), cioè quelle più energivore.

Il settore edilizio pesa molto anche sulle emissioni: gli edifici rappresentano circa il 42% dei consumi energetici nazionali e il 18% delle emissioni di gas serra.

Per questo l’Unione Europea ha fissato obiettivi ambiziosi con la nuova Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici, che punta a ridurre i consumi e ad accelerare la diffusione delle energie rinnovabili entro il 2030 e il 2050.

Come funziona una comunità energetica

Il principio alla base di una comunità energetica è semplice: l’energia prodotta localmente viene condivisa tra i membri della comunità, riducendo la dipendenza dalle fonti tradizionali e i costi dell’elettricità.

Nella pratica, la comunità si basa su uno o più impianti alimentati da fonti rinnovabili, spesso impianti fotovoltaici, installati su edifici pubblici, condomìni o aree private. L’energia prodotta viene utilizzata in parte direttamente dai membri e in parte immessa nella rete elettrica.

Uno degli elementi chiave è il cosiddetto autoconsumo virtuale. L’energia prodotta non deve necessariamente essere consumata nello stesso edificio dove viene generata: grazie alla rete elettrica, può essere condivisa tra tutti i membri della comunità. Il sistema calcola l’energia prodotta e consumata nello stesso intervallo di tempo e attribuisce i benefici economici ai partecipanti.

Questo meccanismo è possibile grazie alla digitalizzazione delle reti elettriche e allo sviluppo delle smart grid, cioè reti intelligenti capaci di monitorare produzione, consumo e distribuzione dell’energia in tempo reale.

Una novità importante introdotta negli ultimi anni riguarda il perimetro geografico della comunità energetica. In origine i membri dovevano essere collegati alla stessa cabina secondaria della rete elettrica. Le regole più recenti, in vigore dal 2026, hanno ampliato il perimetro alla cabina primaria, permettendo la partecipazione di un numero molto più ampio di utenti e rendendo più facile la creazione di comunità energetiche anche su scala comunale o territoriale.

In questo modo le CER diventano una porta di accesso per decentralizzare la produzione energetica, favorire l’uso delle rinnovabili e migliorare l’efficienza del sistema elettrico.

Chi può aderire a una comunità energetica

Alle comunità energetiche possono partecipare diversi soggetti, purché rispettino alcuni requisiti previsti dalla normativa italiana.

In generale possono aderire:

  • Cittadini e famiglie;

  • Condomini;

  • Piccole e medie imprese;

  • Enti locali e pubbliche amministrazioni;

  • Cooperative, associazioni e enti del terzo settore.

La normativa stabilisce però alcune condizioni fondamentali. La prima riguarda la vicinanza geografica: i membri devono trovarsi all’interno dell’area servita dalla stessa cabina primaria della rete elettrica, perché la condivisione dell’energia avviene a livello locale.

Un altro requisito importante è lo scopo dell’iniziativa. La comunità energetica non nasce come attività commerciale pura: l’obiettivo principale deve essere generare benefici ambientali, economici o sociali per i membri e per il territorio, piuttosto che produrre profitti.

Per quanto riguarda i soggetti esclusi o limitati, le grandi imprese energetiche non possono esercitare un controllo dominante sulla comunità. Possono eventualmente partecipare come partner tecnici o fornitori di servizi, ma non possono essere il soggetto principale.

Inoltre, per le imprese private è richiesto che la partecipazione alla comunità energetica non rappresenti l’attività economica principale. Questo requisito serve a garantire che le CER restino strumenti di collaborazione energetica locale e non diventino semplicemente nuovi operatori del mercato elettrico.

I vantaggi delle comunità energetiche

Le comunità energetiche offrono diversi vantaggi, che riguardano sia l’aspetto economico sia quello ambientale e sociale.

Uno dei principali benefici è rappresentato dagli incentivi economici previsti dal sistema italiano. L’energia condivisa all’interno della comunità può infatti accedere a una tariffa incentivante riconosciuta dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che viene calcolata sulla quantità di energia rinnovabile effettivamente condivisa tra i membri della comunità.

Oltre agli incentivi sulla produzione, esistono anche strumenti di sostegno agli investimenti. Tra i più importanti c’è il contributo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che finanzia fino al 40% dei costi per la realizzazione degli impianti rinnovabili destinati alle comunità energetiche, soprattutto nei comuni con meno di 50.000 abitanti.

Dal punto di vista economico, i partecipanti possono ottenere risparmi sulla bolletta elettrica, grazie all’autoconsumo dell’energia prodotta localmente e alla redistribuzione degli incentivi tra i membri.

Ma i vantaggi non sono solo economici. Le comunità energetiche contribuiscono anche a:

  • Ridurre le emissioni di CO2;

  • Aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili;

  • Migliorare l’indipendenza energetica dei territori;

  • Coinvolgere cittadini e imprese nella transizione energetica.

Per questo motivo le CER sono considerate uno degli strumenti più promettenti per costruire un sistema energetico più sostenibile, partecipato e resiliente nei prossimi anni.

Approfondimenti:

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